appunti di un disoccupato felice

Inverno italiano

 

Levigati

calpestati

spisciati

vecchi sampietrini.

Folla ad attendere

niente.

Televisori

accesi

nelle pizzerie

del centro.

Una vespa controsenso.

Silenzio.

 

La solitudine

caciarona

degli italiani

così diversi

così introversi

così inspiegabilmente

di bellezza

di mondezza

di passato che non passa

colmi.

Chitarre e fanfare

suoneranno

processioni bianche e rosse

sfileranno.

 

-No!-

 

E’ tutto passato.

 

?

 

Rabbiosi

canali

privati

Sentenziano

il gusto

lo stile

(la liposuzione della mente, i muscoli pompati dell’imbecillità)

Auto!

Tette!

Serie A!

 

L’inventata tradizione,

“il segno della croce”

il pentimento, il perdono

-siamo tutti brava gente- 

schiere di morti bianche

pratica omertà.

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scarabocchi dal call center/3

buonagiornata

  

Parole d’ordine

di vendita.

Aria condizionata

dal lavoro marcio,

inscatolato d’aria
grigia

dal cortile luccica.

 

Fare presto fare
presto

fuori giorno pesto

al residuo fisso
vincolati

la buona giornata

pane e frittata,

la fretta e la fame.

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scarabocchi dal call center/2

Truciolato 

 

Fissa telefonia

immobile l’ora brucia

il diritto negato

alla droga aspirina

o al cono gelato.

 

Fame

d’aria e cioccolato

lavoro di merda

ladro di sonno e dei sogni più belli

manco il tempo

l’amore

le altre cose

che fare?

 

Scappare via

svicolare

dai supporti multimediali

sfilarsi le cuffie

ridurre la postazione a macerie,

archeologia del presente

sfruttamento bastardo,

antichi sesterzi

-global currency-

muffa fetida di cattedrali inutili.

 

Le radiazioni del monitor

decibel

squilli

ripetute stronze parole

tono commerciale

-ma che vòi?-

riattaccare.

 

Sottratto

incavato

il miracolo delle tecnologie

centro e periferia del mondo

cavi!

spinotti a succhiare energia

dal Grande Alveare

chiamatela come vi pare

globalizzazione

“nuova economia”

bacarozzi smarriti

nell’etere globale

sottoscala squallido

magazzino al sapor d’amianto

seggiole di plastica

truciolato semplice.

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scarabocchi dal call center/1

Collsenter I parte.

Gruppo nuovi arrivi.

Loro, abituati a gestire "i nuovi" col sorriso e a cacciare "i vecchi", già usati, con due euro due, e un mezzo ciao fra i denti gialli.

Buongiorno.

Anche oggi un corso di formazione. Che novità.

Volti di uomini e donne che hanno già visto e sentito, neutre espressioni da curriculum vitae col callo sotto l’occhio del pendolare, ma la fame ti da più forza delle merendine e, quindi, tutti assieme, ancora un colloquio ancora, ancora un’ora a presentarci dietro gli abiti da parata sgualciti.

Qualche sprazzo di sguardo vispo, c’è chi non capisce, ma ha già capito, c’è chi in quel mare di nulla, chissà, forse trova marito.

Entrare nella dinamica relazionale, la tecnica di vendita, la centralità del cliente e del prodotto. Sanscrito, aramaico della Galilea avanti cristo, ma cristo se ne sta in chiesa che si mangia meglio che al collsenter, daltronde nonostante il discutibile gusto dell’essere rappresentato sempre in croce, è dio, e da che mondo è mondo, dio fa come gli pare, quindi se ne guarda dal farsi comandare da una squadretta di sepolcri imbiancati che ti fa pure le faccette. E qui, in questo posto che vuole chiamarsi con un nome straniero perchè "centralino" fa sfigato in bianco e nero, non c’è perdono, puoi portarti un borghettino da lancio e schiantarlo tra una telefonata e l’altra, puoi suicidarti che non è peccato e si è liberi di andare via, verso chissà quale ascesa sociale. Il concetto è sfruttare l’attimo, rincoglionire il prossimo al telefono in pochi respiri che l’eternità non è prevista, anzi, semmai ce l’hai in mente o nel cuore, scordatela, anzi non dimenticare che perdi tempo. Qui si contano i soldi e i minuti, totale tempo che passa più quello che ho guadagnato fratto quello che avrei voluto fare uguale giornata persa.  

"Ragazzi, è vietato stare male", dice la bionda metallizzata coi tacchi appena sotto al culo.

Ovvero, il capo. "Così va l’Italia".

"Giusto!", pensavo.

"L’importante è stare in salute, in forma. Eppoi, chi ce l’ha i soldi per le medicine, il dottore, lo spedale?"

"Mi raccomando ragazzi, l’importante è venire tutti i giorni, anche perchè per ogni giornata persa vi saranno detratti dei soldini…"

"Soldini", pensavo, "come ai bambini sotto natale". "Magari, ci pagheranno cogli spicci di ciokkolato."

Ancora consigli su come lavorare, le ragioni di vendita, la selezione naturale in atto all’interno di una struttura che è così intelligente da decretare dopo soli dieci giorni chi sono i migliori che resteranno e chi invece tornerà dal tabaccaio a fotocopiare gli antichi versi latini del "curriculum viatae". 

Qualcuno armato di penna e taccuino prende appunti, qualcuno sogna di fare uno spuntino, qualcuno smicia malizioso la vicina, ma da qualche parte, lui l’estremista solitario scala il monte di parole, e come un asteroide che si scaglia nel mare, zitto zitto, quatto quatto, si mise a scorreggiare.

Come si dice, chi ben comincia…

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gente di mare

un primo appunto fatto di immagini per chiarire che cosa voglio rimarcare.

l’esistenza del lavoro, di chi lavora, di chi lavora per non morire di fame, di chi con forza vorrebbe alternative immediate ad una realtà che è anzitutto isolamento.

spazi, tempi e umanità caratterizzano la realtà della produzione di qualsiasi tipologia.

per questo, mi piace iniziare dal pubblicare alcuni scorci del porto di Ancona, da sempre spazio di socialità, lavoro e conflitto. da sempre, spazio di incontro fa genti diverse, ma simili negli sguardi, nella fierezza, nella prestanza, nella dignità.

 

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approccio 0 a 0. segnalato pareggio in serale tra uomo e macchina.

Travailleurs et travallati!

willkomen!!

questo è il primo testo battuto che forse ruscirò a pubblicare

(ciò certifica che sono un pericoloso craker!)

vi ometto le bestemmie snocciolate durante l’attività.

Grazie della pazienza e visitate quelle quattro foto stracciate che dovrei aver appiccicato in questo spazio.

salute!

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